La brioscia col tuppo

Le radici della “brioscia” siciliana sono sconosciute, l’unica cosa certa è che, nella cultura contadina con il termine “brioscia” si indica lo spazio tra due solchi durante la semina. Trovare un nesso tra la terra e la soffice brioche è pressoché impossibile forse l’unico collegamento è l’assonanza con il francese “brioche” che tuttavia ha ben altra forma. Ma si sa, noi siciliani quando dobbiamo dare un nome alle cose, dopo aver dato fondo a tutti i nomi ed ai termini ricevuti in eredità dalle popolazioni che sono passate dalla nostra isola, lavoriamo di fantasia.

La brioche siciliana si riconosce prima di tutto dalla “pallina” sulla sommità cge noi chiamiamo “tuppo” perché ricorda lo chignon tipico delle donne siciliane (e napoletane) usato per raccogliere i capelli dietro la nuca. La brioscia con il “tuppo” è un elemento quasi imprescindibile dalla granita, cosi come lo è il rituale per gustarle, lasciando quasi sempre il la sommità per ultima. Il contrasto tra il freddissimo della granita ed il caldo della brioche accentua il gusto di entrambi gli elementi rendendo il tutto buonissimo.

Granita e brioche, ma anche gelato e brioche. La merenda estiva è tipicamente fatta di brioche col gelato, quando il pomeriggio le brioche sono più fredde e leggermente indurite diventa molto più semplice farcirle di gelato al cioccolato, al caffè oppure al pistacchio.

La brioche con granita o col gelato è spesso un sostitutivo del pranzo, una squisitezza che noi siciliani iniziamo a conoscere sin da bambini. Anche se non siamo il riva la mare le nostre brioche del Bar Ottagono vanno a ruba sia la mattina accompagnando le granite, a pranzo e nel pomeriggio.

A proposito, ne hanno appena sfornata una teglia, finisco questo articolo e corro subito a farmi una brioche con gelato, cioccolato e nocciola?
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Bar Ottagono è anche catering

 

Il Bar Ottagono è riconosciuto per essere un punto di riferimento locale e per le sue specialità culinarie, gli arancini per esempio da una recente indagine svolta da Dissapore risultano tra i più buoni della provincia. La pizzeria è un’altra delle attività che più vengono apprezzate dai clienti, come tutte le altre proposte anche la pizzeria del Bar Ottagono gode della stessa attenzione per la lavorazione e per le materie prime.

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Il Bar Ottagono è anche Catering, probabilmente una delle offerte più delicate dell’intero portafoglio aziendale. Il Catering per noi è un insieme di attività nelle quali il nostro personale è coinvolto sin dal primo incontro con il cliente che seguiamo ed indirizziamo al meglio in base alla nostra pluriennale esperienza e all’occasione che ci si propone. Se la cucina del Bar Ottagono non teme confronti, organizzare un evento privato o aziendale, scegliere la location (quando richiesto) pianificare tempi e logistica è un’attività che necessita grande esperienza e padronanza della materia.

Schermata 2017-05-15 alle 14.51.49Cerimonie, Banquets, brunch, colazioni di lavoro, press events, convegni, meeting aziendali questi sono gli eventi che fino ad oggi siamo stati chiamati ad allietare con la nostra cucina. Pianificazione iniziale, servizio, attività accessorie fino alla scelta della location

 

migliore per l’evento richiesto, il tutto in un’atmosfera accogliente e familiare. Veniteci a trovare a Mascalucia, Cso. San Vito, 71 raccontateci del vostro evento, di come vorreste che fosse e tra un aperitivo ed uno stuzzichino vi consiglieremo come farlo riuscire al meglio.

Un dolce lunedì dell’Angelo

Il giorno della Resurrezione, Gesù appare a due discepoli in cammino verso Emmaus a pochi chilometri da Gerusalemme: per ricordare quel viaggio dei due discepoli si trascorre il giorno di Pasquetta facendo una passeggiata o una scampagnata “fuori le mura” o “fuori porta”. Il lunedì dell’Angelo, in Italia, è un giorno di festa che i più trascorrono insieme a parenti o amici con una tradizionale gita o scampagnata, pic-nic sull’erba e attività all’aperto. E’ la festività forse più attesa perché dopo i rigori dell’inverno, meteo permettendo, è finalmente possibile trascorrere un’intera giornata all’aria aperta. Per gli abitanti di Catania e provincia è un’occasione per visitare il vulcano ed i suoi boschi di castagni, luoghi ideali dove trascorrere il lunedì dell’Angelo. Molte sono le aree pubbliche attrezzate ad ospitare i campeggiatori della domenica. Il rito della Pasquetta inizia con largo anticipo prima di tutto individuando il luogo dove trascorrerla, poi convocando i partecipanti ed infine, parte fondamentale, stabilendo il menù della giornata che, come vuole la tradizione, mette il “cufuni” (barbecue n.d.r) al centro del mondo. Fettine, salsiccia, polpette, quaglie, ma anche carciofi, peperoni ed altre verdure da grigliare, il tutto mentre l’immancabile salmoriglio è già nel grande recipiente di ceramica pronto ad arricchire di aroma la carne appena tolta dalla brace. Pane di casa e vino rosso completano l’immagine ideale che tutti noi abbiamo della Pasquetta fuori porta.

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Ma non è ancora finita, ogni buon pranzo che si rispetti non può prescindere dal dolce, e se voi siete i maestri del barbecue e del salmoriglio, ai dolci pensiamo noi. Passate dal Bar Ottagono prima di raggiungere il luogo dove trascorrerete la Pasquetta, specialmente per chi di voi andrà sull’Etna versante Nicolosi, siamo di strada, prendete un vassoio di dolci, una torta, una colomba o un uovo di cioccolata artigianale preparata dai nostri pasticceri, arricchirete di dolcezza il vostro lunedì dell’Angelo.

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Buona Pasqua a tutti

Un uovo di Pasqua bellissimo

Dopo il Natale coi suoi doni, il momento più atteso dell’anno è la Pasqua. La primavera è appena arrivata, con essa le giornate si allungano ed il sole è sempre più costante. La prima cosa che viene in mente pensando alle festività pasquali è l’uovo di cioccolato, una squisitezza alla quale in pochi rinunciano, cosi come è pressoché impossibile resistere alla curiosità di sapere cosa ci sia dentro quel prezioso e profumato involucro. Quando arriva il momento di rompere un uovo di Pasqua “industriale” di quelli che si trovano al supermercato, l’operazione si compie normalmente senza alcuna remora, ben diverso è trovarsi al cospetto di un uovo artigianale del Bar Ottagono, specialmente se si tratta di uno dei pochi esemplari decorati a mano, in esclusiva per noi dal maestro Nunzio Papotto. Per arrivare a gustare la bontà del cioccolato bisogna infatti “distruggere” una piccola opera d’arte. Prima di farlo è obbligatoria una lunga sessione fotografica da condividere sui social con parenti e amici a futura memoria.

Anche quest’anno il Bar Ottagno propone alla clientela la sua personale interpretazione delle uova pasquali, un mix tra design e bontà, dalla maestria dei mastri pasticceri nascono le uova artigianali dalle forme più originali. Per rendere il tuo uovo ancora più prezioso, fino all’8 di aprile è possibile personalizzare la sorpresa al suo interno.

Queste sono solo alcune delle nostre creazioni, per molto altro visita la nostra pagina Facebook oppure vienici a trovare a Mascalucia in C.So San Vito, 71.  Ricordati, hai tempo fino a sabato 8 Aprile per prenotare il tuo uovo di Pasqua con la sorpresa che decidi tu.

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shilouette pistacchioso

nocciolato minion

Leonardo juve

fiore figlio

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Sua maestà l’arancino

Scrivere questo articolo non sarà facile, prima di tutto bisogna mettersi d’accordo per il nome da dare al soggetto, e poi perché il soggetto stesso è difficilmente descrivibile con le sole parole. Superiamo saggiamente la prima difficoltà legata al nome, comunque lo si chiami, arancino o arancina la bontà non cambia. Noi per comodità, abitudine a anche un po’ per affetto lo declineremo al maschile: arancino.

Essendo un prodotto popolare è difficile trovare un riferimento di qualche tipo su fonti storiche che possano chiarire con esattezza quali origini ed i processi che hanno portato al prodotto odierno con tutte le sue varianti. Data la presenza costante dello zafferano, se ne è supposta una origine alto-medioevale, in particolare legato al periodo della dominazione musulmana, epoca in cui sarebbe stato introdotto nell'isola l'usanza di consumare riso e zafferano condito con erbe e carne. La panatura dell’arancino viene fatta risalire alla corte di Federico II di Svevia, quando si cercava un modo per recare con sé la pietanza in viaggi e battute di caccia. La panatura croccante, infatti, avrebbe assicurato un'ottima conservazione del riso e del condimento, oltre ad una migliore trasportabilità.

L'arancino è considerato dai siciliani il prodotto di rosticceria, oggi più elegantemente definita “street food” più caratteristico della propria regione e quasi tutte le grandi città ne rivendicano la paternità. Nel catanese si sostiene che la forma a cono si debba all'Etna, infatti tagliandone la punta esce dall'arancino il vapore che ricorderebbe il fumo del vulcano. Su quest’ultima considerazione ci permettiamo di nutrire qualche dubbio data la sacralità della punta dell’arancino che va lasciata alla fine, l’arancino catanese di forma conica infatti andrebbe mangiato ribaltato, ossia iniziando dalla base per poi finire con la punta, dove ogni volta sembra concentrarsi il gusto di tutti gli arancini prodotti dai tempi della dominazione musulmana in Sicilia fino ad oggi.

La letteratura è piena di riferimenti all’arancino, Andrea Camilleri ha scritto un racconto sulla passione del commissario Montalbano per gli arancini: “Gli arancini di Montalbano” e non esiste turista straniero che al nostro bancone non sia rimasto quantomeno turbato dalla bontà dei nostri arancini appena sfornati. La Sicilia è in definitiva l’unico luogo dove gustare veri arancini, anche se si possono trovare in qualunque altra parte d’Italia, a Roma per esempio li chiamano supplì, ma noi facciamo finta di non avere né visto né sentito.

Per dare la possibilità a tutti di gustare un arancino prodotto ai piedi dell’Etna noi di Bar Ottagono abbiamo pensato al “Kit Arancino” che inseriremo a breve nel catalogo prodotti nel nostro e-commerce www.dolci.siciliani.it. Conservati in una scatola troverete gli arancini pronti per essere immersi nell’olio e cotti come farebbero i nostri cuochi.

State con noi, gustose novità in vista!

Con o senza panna?

Qual è stata la prima a cosa che hai pensato leggendo il titolo?

Mandorla, caffè, cioccolato, pistacchio, limone, gelsi questi sono i gusti tradizionali della vera granita siciliana, arricchita solo in alcuni casi da soffice panna. Le origini della granita risalgono alla notte dei tempi, importata dagli arabi durante la dominazione dell’isola tra l’827 ed il 1072, negli anni ha subìto diverse modifiche nel processo di preparazione. La storia della granita è singolare, gli arabi infatti usavano raccogliere la neve dell’Etna, dei monti Nebrodi, Peloritani e delle Madonie per conservarla in contenitori al fresco di grotte, “i nivari”. La neve conservata era la ricetta base dello “sherbet” un bevanda ghiacciata aromatizzata alla frutta o acqua di rose, la stessa della formula della grattachecca romana preparata ancora oggi.

La granita siciliana però è tutt’altra cosa, la sicilianizzazione dello sherbet arabo arriva nel XVI secolo quando la neve, da ingrediente principale diventa refrigerante grazie all’aggiunta di sale marino viene usata come eutettico (abbassa e tiene la temperatura), cosi nasce tipico “pozzetto” della granita, un tino di legno cilindrico con all’interno un secchiello di zinco che poteva essere ruotato con una manovella. All’interno del tino di legno veniva versata la sostanza refrigerante di neve e sale marino ed inserito il contenitore di zinco contenente il preparato per la granita. Il tutto veniva posto sopra un letto di paglia che fungeva da isolante. Il movimento rotatorio dato dalla manovella evitava che il composto formasse cristalli man mano che ghiacciava.

Non esiste una formula originale della granita, tutto quello che si sa è che nella Sicilia occidentale i gusti più diffusi erano limone, mandorla e caffè mentre nella parte orientale dell’isola cannella e gelsomino. La città della granita al gusto di caffè e panna è sicuramente Catania, per i catanesi infatti essa rappresenta un rito al quale nessuno ha mai rinunciato, durante i mesi estivi infatti la granita prende il posto del caffè o del cappuccino nella prima colazione, specie nelle località di mare si vedono sovente individui assonnati camminare con un pacchettino di granite in una mano e di brioche calde e profumate nell’altra, perché specie d’estate la giornata difficilmente inizia senza una granita.

C’è il sole e quasi 20°C e noi al Bar Ottagono con il sole e questa temperatura abbiamo già iniziato a preparare il nostro “sherbet” modificato, non usiamo la neve dell’Etna, anche se ci piacerebbe ma gli ingredienti sono gli stessi, il cioccolato, le mandorle, il pistacchio, il caffè, i limoni della nostra zona e mentre i pozzetti ruotano per dare cremosità alla nostra granita, nel forno prendono forma brioche col “piripicchio” e la panna monta. Accomodatevi, oggi è una bella giornata.

Allora che gusto? Quante brioche? Con o senza panna?

Torte speciali per personcine speciali

Noi al Bar Ottagono ne facciamo di tutti i colori e di tutti i sapori, i nostri mastri pasticceri passano con grande disinvoltura dalla rigorosa Torta Viennese ad un dolce coloratissimo inspirato alle Winx, oppure una torta col faccione ammiccante di Justin Bieber passando per i Big Time Rush fino a Spongebob oppure i Minions.
Si perché le richieste che ci fanno i nostri piccoli clienti sono sempre nuove e a volte bizzarre, ma noi non ci perdiamo d’animo e stiamo al passo coi tempi. Preparare la torta per un bambino è sempre un momento d’allegria che affrontiamo con leggerezza, i nostri mastri pasticceri infatti con l’occhio sempre attento alla qualità delle materie prime, danno sfogo a tutta la loro creatività per assecondare i desideri dei piccoli, perché le torte dedicate ai bambini devono essere colorate, vezzose, sbarazzine e ispirate ai loro personaggi preferiti; ma sopratutto devono sapere di buono e dolce, come l’amore che meritano.

Il risultato? Guardate voi stessi, realizzazioni che vanno mangiate prima di tutto con gli occhi.

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Venite a trovarci nel nostro punto vendita di Mascalucia in Corso San Vito, esponeteci la vostra idea e non abbiate timore del mastro pasticcere, è po’ ruvido all’apparenza ma ha un cuore d’oro e dovendo scegliere se iniziare la sua giornata di lavoro preparando la ricotta per una gloriosa Cassata oppure la base di pan di spagna per torta di Peppa Pig ordinata per festeggiare il quinto compleanno di Giulia, statene certi, la Cassata per una volta passerà in secondo piano.

Facciamo quattro chiacchiere….

Bugie, galani, frittole, crostoli e cenci sono alcuni dei nomi che assume nelle varie regioni italiane il dolce tipico di carnevale, “le chiacchiere”. In pochi conoscono le vere origini ed il significato di questo nome, le chiacchiere infatti hanno origini antichissime risalenti ai tempi dei romani che friggevano un impasto di uova e farina nel grasso del maiale e che chiamavano “frictilia”. Le donne del tempo le preparavano per festeggiare i Saturnali, una festività che oggi corrisponde al nostro Carnevale. Le “frictilia” romane venivano preparate in grandi quantità perché dovevano bastare per tutto il periodo di quello che oggi definiamo Quaresima. Dai tempi dei romani ad oggi la ricetta ha avuto poche modifiche, la base è infatti rimasta sempre la stessa, sono cambiate la sostanza nella quali viene fritto l’impasto ed il metodo di cottura, lo strutto è stato sostituito dall’olio e la frittura dalla cottura in forno.

Esiste anche una leggenda napoletana legata alle chiacchiere, si narra infatti che la Regina di Savoia nel bel mezzo di una chiacchierata con alcuni ospiti sia stata colta da fame improvvisa e per questo abbia convocato d’urgenza il cuoco di corte Raffaele Esposito chiedendogli un dolce che potesse placare la sua fame e allietare i suoi ospiti, egli preso spunto dalle circostanze che lo avevano portato al cospetto della Regina chiamò quel dolce semplice che aveva sempre preparato ma che non aveva mai avuto l’idea di chiamare in qualche modo, “le chiacchiere”.

Con il passare del tempo le chiacchiere, ferma restando la base di uova e farina hanno avuto piccole varianti, la più riuscita è senz’altro quella al cioccolato che conferisce ad un dolce semplice e povero un gusto straordinario. Che siano quelle preparate dei pasticceri di Dolci-Siciliani.it o fatte in casa, le chiacchiere hanno sempre la stessa forma, striscioline leggermente randellate ai bordi, fritte in abbondante olio per poi essere messe a riposare su carta assorbente per eliminare l’olio in eccesso. Vanno servite fredde e spolverate di zucchero a velo nella loro versione classica o arricchite di miele o annaffiate da alchermes, un liquore italiano utilizzato essenzialmente per la bagna dei dolci, è di colore rosso e considerato un elisir di lunga vita. Rispetto ad altri dolci le chiacchiere, se conservate correttamente, ovvero in luogo fresco, asciutto e rinchiuse in un contenitore si mantengono fragranti e croccanti anche per settimane.

Le chiacchiere, un dolce povero ma ricco di storia e di ricordi.

14 Febbraio San Valentino

Il 14 di febbraio si celebra S.Valentino, patrono degli innamorati, di Terni e protettore degli epilettici. Epilessia dal greco ἑπιληψία vuol dire “sono colpito da qualcosa” si tratta di una condizione neurologica cronica, oppure transitoria che si manifesta improvvisamente, provocando alcuni casi perdita di coscienza. Come l’epilessia, brutto disturbo sul quale non vorremmo ironizzare troppo, l’amore arriva all’improvviso e si manifesta in alcuni casi provocando perdita di coscienza. D’amore non è mai svenuto nessuno però qualche comportamento da incosciente lo provoca.

Lo dice il nome stesso, San Valentino è una festività di origine religiosa che prende il nome dal santo e martire cristiano Valentino da Terni. Istituita nel 496 da papa Gelasio I, si sostituì alla precedente festa pagana delle lupercalia. La celebrazione della festa è centrata sullo scambio di messaggi d’amore e regali fra innamorati e risale probabilmente al Medioevo, mentre come si è sviluppata oggi potrebbe essere riconducibile al circolo di Geoffrey Chaucer in cui prese forma la tradizione dell’amor cortese, la concezione filosofica, letteraria e sentimentale del concetto dell’amore. Alla sua diffusione, soprattutto in Francia e in Inghilterra, contribuirono i benedettini, attraverso i loro numerosi monasteri, essendo stati affidatari della basilica di San Valentino a Terni dalla fine della seconda metà del VII secolo.

Soprattutto nei paesi di cultura anglosassone, e per imitazione anche altrove, il tratto più caratteristico della festa di san Valentino è lo scambio di “valentine”, bigliettini d’amore spesso sagomati nella forma di cuori stilizzati o secondo altri temi tipici della rappresentazione popolare dell’amore romantico (la colomba, l’immagine di Cupido con arco e frecce, e così via). A partire dal XIX secolo, questa tradizione ha alimentato la produzione industriale e commercializzazione su vasta scala di biglietti d’auguri dedicati a questa ricorrenza. La Greeting Card Association ha stimato che ogni anno vengano spediti il 14 febbraio circa un miliardo di biglietti d’auguri, numero che colloca questa ricorrenza al secondo posto, come numero di biglietti acquistati e spediti, dopo Natale.

A San Valentino stupire la persona del tuo cuore con un dessert goloso, regalare o offrire una torta e dei biscotti è un gesto sempre gradito. Preparare dei dolci con le proprie mani per la persona amata è una delle migliori dimostrazioni d’affetto, ma anche passare al Bar Ottagono a prendere un dolce fatto con amore dai nostri pasticceri non è per niente male.

Auguri a tutti gli innamorati.

 

 

 

 

 

La festa di Sant’Agata

Catania in questi giorni è in pieno fermento, si avvicina infatti il culmine delle celebrazioni Agatine in programma dal 3 al 5 febbraio che attirano devoti e turisti da tutto il mondo; confusi tra i catanesi assistono ad un rituale antico e suggestivo le cui origini risalgono ad una lontana notte del 17 agosto 1126 quando le spoglie di S.Agata martire, trafugate da Costantinopoli da due soldati, i primi due devoti nel 1040, furono riportate a Catania ed accolte dal Vescovo Maurizio in gran segreto. Sparsasi la voce, nel cuore della notte i cittadini si riversarono sulle strade per ringraziare Dio di avere riportato a casa i resti della loro Santa 86 anni dopo il suo martirio. Una legenda narra che l’abbigliamento dei devoti composto da un saio di cotone bianco ” ‘u saccu”, un copricapo di velluto nero detto scuzzetta, il cordone monastico bianco stretto intorno alla vita, il fazzoletto ed i guanti bianchi rappresenti la camicia da notte dai catanesi del tempo. Un’altra versione invece, smentendo la prededente, dato che la camicia da notte non era un capo ancora in uso tra i catanesi del tempo, associa il saio bianco dei devoti al Culto di Cerere.

Nata a Catania nel 235 d.C. da nobile famiglia, Agata si consacrò a Dio molto presto diventando diaconessa. La tradizione vuole che Quinziano si invaghì di Agata e le ordinò di rinnegare la sua fede: il rifiuto deciso della giovane la portò in un vortice di violenza, prima con il tentativo di distruggere i suoi principi morali trascinandola in ritrovi dionisiaci e orge poi con la violenza fisica. Quinziano avviò un processo contro Agata: in pochissimo tempo, la giovane finì in carcere dove tentarono ulteriormente di piegare la ragazza. Dopo essere stata fustigata, fu sottoposta a un violentissimo gesto: le furono strappati i capezzoli con delle tenaglie. Ancora, Agata fu costretta a camminare sui carboni ardenti. Alla fine, morì il 5 febbraio 251, diventando così la martire di Catania. (Cit.)

La festa ai giorni nostri è un susseguirsi di eventi. Le Candelore, grosse strutture di lengo riccamente intagliato nello stile del barocco siciliano contenenti un enorme cero votivo e pesanti dai 400 ai 900kg, sono in giro per la città trasportate sulla schiena di gruppi formati da 4 a 12 uomini al suono della musica di piccole bande di fiati e tamburi. E’ solo il prologo alla celebrazione vera e propria che inizia il 3 febbraio con la processione per l’offerta della cera alla quale assistono cittadini, turisti, devoti ma anche le più alte cariche della città, evento simboleggiato dalla sontuosa Carrozza del Senato che fa il suo ingresso in piazza Duomo trainata da una muta di 4 cavalli bianchi guidati da un cocchiere in giacca blu, pantaloni rossi in che indossa un tricorno, il tipico copricapo settecentesco.

Ma è il 4 di febbraio che i cittadini abbracciano la loro Santuzza alla quale, in un misto di sacro e profano, devoto e, a volte blasfemo, hanno affidato desideri, speranze o richiesto miracoli in cambio di un pesante cero portato sulle spalle, qualcuno a piedi nudi, ininterrottamente per tutta la durata della manifestazione. Le celebrazioni finiscono la mattina del 5 di febbraio con il rientro della Santa in Cattedrale.

Nei giorni della festa le vie del centro storico, specie quelle interessate dal passaggio del fercolo di S.Agata ‘a Vara, brulicano di vita, cittadini turisti, curiosi, devoti e tanti “nuovi catanesi” di diverse etnie che, indipendentemente dalla generazione, se nati in città o giuntivi successivamente, iniziano timidamente ad avvicinarsi alla loro nuova patrona, in un melting pot straordinario fatto di Induismo e torrone lavorato dalle abili mani del mastro, al ronzio continuo del generatore di energia elettrica a benzina. Sono 72 ore senza soluzione di continuità di sacrificio e fede che i catanesi dedicano alla loro Santa con devozione e amore da 891 anni.

I dolci della tradizione Agatina sono senz’altro il torrone ma sopratutto le Olivette di S.Agata (alivetti o aliveddi ri Sant’Àjita) fatte di pasta di mandorla, rum ed un estratto di spinaci per colorarle di verde il preparato, oggi sostituito da un colorante alimentare.  Dolci che, con le altre squisitezze preparate dai nostri mastri pasticcieri possono farti sentire a Catania, ovunque ti trovi.

VIVA San’t Agata!